A quasi 120 anni dal suo debutto, “La Vedova Allegra” di Franz Lehar è l’operetta più rappresentata al mondo. E’ stata programmata molte volte anche dalla Saison Culturelle, dove è tornata la sera del 9 gennaio. Quella che ha portato l’Associazione Internazionale dell’Operetta FVG di Trieste è stata una versione particolare, messa su proprio per il palco del Teatro Splendor di Aosta.
«Questa versione raccontata in forma di concerto scenico è stata creata proprio per Aosta.– ha confermato Andrea Binetti, autore dell’allestimento e protagonista nei panni del conte Dànilo- Dura solo 85 minuti, ma ci sono state tutte le pagine musicali fondamentali: da “Vo’ da Maxim allor” a “Romanza della Vilja”, da “È scabroso le donne studiar” a “Tace il labbro”. E poi abbiamo lasciato i personaggi fondamentali: dalla coppia lirica, formata da me e Selma Pasternak (Hanna Glawary), alla coppia comica di Filippo Pina Castiglioni (Camille de Rossillon) ed Ilaria Zanetti (Valencienne). E poi grandi caratteristi come Marzia Postogna (Praskovia), Gualtiero Giorgini (Barone Zeta) e Alessio Colautti che interpreta Njegus, il burattinaio che muove i fili dell’azione. Per non parlare dei quattro ballerini e del quartetto strumentale che riprende la tradizione del Salon-Musik che, a cavallo tra Ottocento e Novecento, si usava nei luoghi di villegiatura del jet set».
L’Operetta è stata definita come l’utopia ironica di un mondo irreale, la sua inedita lettura storica mostra che c’era qualcosa di più? «L’Operetta era il telegiornale e la fiction di oggi. Attraverso essa si raccontavano, facendo satira, fatti e misfatti degli Imperi. In questa operetta, per esempio, i personaggi ed i fatti sono inventati fino ad un certo punto. Lo dimostrarono le violente proteste che gli irredentisti montenegrini presenti inscenarono alla prima rappresentazione che Lehar diresse nel 1907 a Trieste. Nel povero staterello del Pontevedro da cui proviene la vedova Hanna Glavary videro ironia verso il Montenegro governato allora dal re Nicola I°, detto il Re Pastore, il cui figlio si chiamava, non a caso, Dànilo come il protagonista dell’operetta. E anche nella protagonista Anna Glavary videro la regina Elena del Montenegro che aveva sposato Vittorio Emanuele III».
Non crede che per uno nato come lei a Trieste, l’Operetta fosse un inevitabile destino? «Grazie ad un Festival nato nel 1950, Trieste è riconosciuta come la capitale ialiana dell’Operetta, per cui, nato come cantante, mi sono tuffato subito nell’operetta, che per me è vita. Ho avuto la fortuna di beccare la coda del bel mondo dello spettacolo, lavorando con artisti come Gino Bramieri, Marcello Mastroianni, Paola Borboni e soprattutto Sandro Massimini, con cui ho debuttato a 19 anni. E’ lui che mi ha insegnato che, indipendentemente dalle disponibilità economiche, l’Operetta va fatta bene. La qualità è importante e paga sempre, lo dimostra questa versione de “La Vedova allegra” nata per Aosta».








