
Tratta da un testo di Jean Genet, “Le serve (Les bonnes)”, che la sera del 22 febbraio è stata rappresentata al Teatro Splendor di Aosta, è ispirato da un reale fatto di cronaca avvenuto in Francia nel 1933.
Due cameriere- Solange (Matilde Vigna) e Claire (Noemi Apuzzo) – amano e odiano la loro padrona, Madame (Eva Robin’s), al punto di ucciderla ripetutamente in una dimensione fra fantasia e realtà . Il gioco non raggiunge mai il culmine perché la loro messa in scena (in cui «confondiamo la vita reale con la “cerimonia”») viene continuamente interrotta dall’arrivo della padrona. Fino ad un punto di non ritorno. La regista Veronica Cruciani ha ambientato la vicenda in un ambiente contemporaneo, arredato con numerosi flight case che, aprendosi, si trasformano in armadi, letto e comodini o piccoli giardini di fiori. Le scritte che vi compaiono (“Proteggimi da ció che voglio”., “Nel deserto del reale” e “Saremo libere”) sembrano frammenti di coscienza che affiorano in una seduta psicanalitica che valorizza i temi, attualissimi, del potere, del genere e della devianza psichica.
Secondo Jean-Paul Sartre, nel lavoro, l’obettivo di Jean Genet «era mostrare la femminilità senza femmina, mostrare una falsificazione della femminilità, …e così radicalizzare l’apparenza». Perfetta nel ruolo di Madame è, quindi, la bolognese Eva Robin’s, all’anagrafe Roberto Coatti, icona pop del transgender, che sotto la gonna conserva, come dice lei, “il pippo”.
«Il mio personaggio rappresenta un pò quel simbolismo.- ammette- Invece che renderla esageratamente femminile, come hanno fatto in tanti, le abbiamo dato un taglio maschile con un tailleur alla Marlene Dietrich. È un personaggio molto ambiguo, diciamo». Sull’ambiguità sessuale ha, d’altronde spesso giocato Eva nel corso della propria carriera artistica. Attirando l’attenzione di personaggi famosi. «Negli anni in cui ho bazzicato l’ambiente ho fatto incontri strepitosi: da Moravia a Paolo Villaggio, da Damiano Damiani a Carmelo Bene. Sono stata una “carmelitana”, nel senso che stavo inebetita davanti a Bene, lo seguivo nelle tournée e andavo in vacanza con lui. Probabilmente, come molti altri intellettuali, era incuriosito da me, ma non abbiamo mai fatto altro. E’ stato uno di quelli che io chiamo gli “sfiorati” perché con loro non andavo mai a fondo. C’era un rapporto fuggevole, una sorta di infantile seduzione che non affondava mai».
L’ingresso di Eva nel mondo dello spettacolo, alla fine degli anni Settanta, è stato come corista di Amanda Lear. «Come Cassandra firmai un contratto con la Polydor, la casa discografica di Amanda, senza rendermi conto che me lo avevano proposto per bloccarmi e mandare avanti lei. A Bologna conobbi Grace Jones. Uscivamo spesso assieme. Una sera in una discoteca in cui dovevo presentare una mia canzone mi fece le luci. Le presentavo i ragazzi e lei se li portava a letto. Nel gennaio 1987, quando venne a Milano per presentare la sua “The Last Supper”, ad una serata privata conobbi Andy Warhol che mi disegno un sopracciglio. Avrei fatto bene a strapparmi il pezzo di carne e metterlo sotto vuoto».
Oltre a fare teatro, Eva dipinge. Nel febbraio 2024, ad Artefiera Bologna, ha fatto la sua prima personale intitolata “Fragili nascondigli per peccatori”. «Nei miei quadri ho sfogato i miei incubi e le mie paure. Il fatto di dipingere mi toglie dall’ossessione sessuale e riempie il vuoto lasciato da delusioni amorose o rapporti irrisolti».






