Se, per il Papa, perfino il cristianesimo ha bisogno di un restyling per tornare ad essere attrattivo, a maggior ragione deve adeguarsi ai tempi il racconto di secoli di cultura umanistica e scientifica. E per farlo sembra ci sia un’unica soluzione: mettersi al passo coi nuovi linguaggi social. Almeno questa è l’idea di base da cui sono partiti gli Oblivion per lo spettacolo “Tuttorial- Guida contromano alla contemporaneità” che la sera dell’8 marzo ha fatto tappa al Teatro Splendor di Aosta per la Saison Culturelle.
Se, infatti, personaggi come Galileo, Verdi, Leonardo da Vinci, D’Annunzio, Puccini e Manzoni si materializzassero ai nostri giorni il talento non basterebbe. Per farsi conoscere dovrebbero, infatti, rapidamente adeguarsi ai linguaggi di Instagram, X, YouTube, TikTok e Facebook con tanto di post, meme e reel.
Ecco, quindi, Leonardo da Vinci cercare di riciclare come “contenuto novo” l’uomo vitruviano. O Galileo rappare su Tiktok mentre gioca con un pallone a forma di mappamondo. O, ancora, Ungaretti sfruttare la sintesi ermetica delle sue poesie per pubblicarne tre nei 280 caratteri di Twitter o cercare di farci dei reel. Per non parlare di Puccini, che, datosi alla rilassante musica ASMR, ha fatto il botto sul suo canale Youturandotube sussurrando una gracchiante “Nessun dorma”. O, infine, di “Gabriella” D’Annunzio che partecipa al Festival di Sanremo con una versione hip hop de “La Pioggia nel Pineto” e Marinetti, e Palazzeschi che gli fanno la beatbox.
Questi geni dovrebbero, dunque, rassegnarsi a dare piacere per monetizzare. Che, poi, non è altro che la filosofia del mestiere più antico del mondo. Non a caso li si è ascoltati cantare una versione de “L’ombelico del mondo” di Jovanotti, diventata “il mestiere più antico del mondo”.
Nel contenitore-frullatore di “Tuttorial” hanno trovato spazio anche le nuove specie urbane dei Rider Deliverus e dei Leoni da tastiera. Non sono, poi, mancati i cavalli di battaglia degli Oblivion, con una hit parade che partendo dal disco rotto, li ha visti interpretare “Brividi” di Mahmoud come Vocalist & Consonant e canto a tenore sardo fino ai Beach Boys.
Il tutto condotto con la bravura ed il ritmo cui hanno abituato Graziana Borciani, Davide Calabrese, Francesca Folloni, Lorenzo Scuda e Fabio Vagnarelli, i talentuosi comici-musical-teatrali di Bologna diventati famosi nel 2009 grazie al video “I promessi sposi in 10 minuti”. Gag che è stata riproposta ad Aosta nella versione 2.0, aggiornata coi format delle serie TV più gettonate del momento: da “Trono di spade” a “Gomorra” e “Casa di carta” (con “Mondella ciao”).
C’è stato, naturalmente, spazio anche per le esilaranti parodie dei brani di Sanremo: dal Dargen D’Amico di “Dove s’impalla” all’Achille Lauro di “Indigenti giovani”, da “La soia” di Angelina Mango all’Annalisa di “Incontinente”.
E se durante lo spettacolo, oltre al chitarrista Lorenzo Scuda, si sono un po’ tutti cimentati in strumentini vari, rigorosamente a cappella è stata la “History of rock” finale in cui in 5 minuti hanno ripercorso più di 50 anni di storia del rock.




