Il violoncello di UMBERTO CLERICI incontra il jazz di BEPPE BARBERA

Splendido solista, con il vigore tipico della sua giovinezza”. “Fa cantare il suo strumento con un suono sempre teso e pulito”. “Induce il pubblico ad un’attenzione magnetica”. Sono solo alcuni degli entusiastici giudizi che hanno accompagnato le esibizioni del violoncellista torinese Umberto Clerici, che, ad appena ventotto anni, è uno degli astri nascenti del firmamento musicale mondiale. Dallo scorso anno Clerici collabora con l’Atelier d’Archi dell’Istituto Musicale Pareggiato della Valle d’Aosta frutto della collaborazione dei docenti delle Scuole di volino dell’IMP di Fabrizio Pavone e Gisella Tamagno, accomunati dall’intento di proporre agli allievi dei corsi superiori un percorso di approfondimento del repertorio d’assieme per strumenti ad arco con un occhio rivolto all’attività professionale futura. L’Atelier di quest’anno, iniziato a Château Verdun di Saint Oyen l’ 11 febbraio, è culminato sabato 13 febbraio  con un concerto al Teatro Giacosa di Aosta che, oltre a Clerici e ad all’orchestra dell’Atelier d’Archi, ha visto protagonista il percussionista Lorenzo Barbera e un trio jazz formato dal contrabbassista Federico Marchesano, dal batterista Ferdinando Faraò e dal pianista Beppe Barbera. Il  “piccolo camaleonte” Clerici, già aduso a frequentazioni con altri tipi di musica, ha, infatti, commissionato al jazzista aostano un pezzo. Ne è venuto fuoriAd memoriam” per orchestra d’archi, percussioni e trio jazz che è stato eseguito in prima assoluta nell’occasione. «Il pezzo– ha spiegato Barbera- fonde stilisticamente il linguaggio classico con il jazz, seguendo il filo conduttore rappresentato dall’amore e dalla morte. Inizia con una meditazione pianistica, per, poi, prendere quota con l’entrata dell’orchestra e degli altri strumenti, e, dopo aver alternato momenti molto espressivi e dinamici, finisce in forma mesta con le campane tubulari “a morto”.» Il programma è stato completato da “A daisy is born” di Barbera per violoncello solista e trio jazz e dalla “Serenata per archi in mi maggiore op.22” di Dvorak.

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