Finalmente ad Aosta lo Scarlatti per fisarmonica di Giorgio Dellarole

Dellarole Giorgio DSCF0022.jpgA quarantasettenne anni e dopo aver suonato in mezzo mondo, per il fisarmonicista Giorgio Dellarole la sera del 18 aprile c’è stato un debutto aostano. Nella città dove è nato ha indubbiamente suonato più volte, ma per la prima volta lo ha fatto nella nuova sede del Conservatoire de la Vallée d’Aoste alla Torre dei Balivi. Quando, infatti, nel 2014, dopo avervi aperto la cattedra di fisarmonica ed insegnato per undici anni, si è trasferito al Conservatorio di Parma, l’Auditorium Renato Callisto Arnod, dove si è esibito per la rassegna Jeudi du Conservatoire, non era stato ancora completato. I dissapori con la direzione dell’Istituto dell’epoca hanno da allora privato la Valle di uno dei suoi migliori insegnanti. Dopo il diploma al Conservatorio Rossini di Pesaro (primo diplomato valdostano in fisarmonica), Dellarole ha, infatti, spiccato il volo per una prestigiosa carriera che lo ha visto vincere concorsi internazionali ed esibirsi, oltre che in tutt’Italia, in Germania, Francia, Austria, Cecoslovacchia, Romania e Stati Uniti.

Scarlatti- Dellarole 2418_0_306_0_75.jpgUltimamente ha, poi, fatto stage e concerti in Polonia, Lituania, Estonia, Finlandia e alla Gnessin Academy di Mosca. E’, infatti, richiestissimo come uno dei massimi interpreti mondiali del repertorio sei-settecentesco eseguito alla fisarmonica. E proprio con un programma dedicato a Domenico Scarlatti si è esibito ad Aosta. In particolare ha suonato alcuni suoi “Essercizi per gravicembalo”, le uniche 30 Sonate (su più di 600) pubblicate direttamente dall’autore che Giorgio ha registrato anche per il disco pubblicato lo scorso anno per l’etichetta giapponese Da Vinci. Un’interpretazione quanto mai filologica, quella di Dellarole, che negli anni si è perfezionato con autorità della musica antica come Roberto Pagano, Marco Farolfi, Luca Oberti e, soprattutto, Emilia Fadini, la musicista che dal 1978 porta avanti la più recente revisione critica del corpus delle Sonate. «In genere– ha spiegato il fisarmonicista- le esecuzioni di Scarlatti privilegiano la velocità e la leggerezza, che sono solo alcuni dei caratteri di Sonate nelle quali c’è tutto. C’è il contrappunto, la cantabilità italiana, il folklore spagnolo. E’ su quest’ultimo, in particolare, che ha lavorato Emilia, andando a conoscere grandi musicisti flamenchi per capire quanto del loro mondo contenganoDellarole DSCF0027Filologico è stato anche l’uso di una fisarmonica (una Scandalli per la precisione) con il La a 415 Hz, accordata secondo il temperamento settecentesco del sistema Vallotti, che riporta il mondo scarlattiano al suo massimo fulgore espressivo. «Proporre un concerto monografico dedicato interamente ad un compositore ritenuto brillante ma un po’ monotono è stata una scommessa vinta. Per le soluzioni tastieristiche all’epoca innovative è sicuramente brillante, ma Scarlatti può essere profondo, drammatico, patetico e umoristico. La sua è musica vera, e non solo, come la intendono spesso i pianisti e i fisarmonicisti, un “antipasto” leggero per aprire il concerto.»

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