Dopo molti, troppi, anni, la sera del 29 novembre l’Opera Lirica è tornata ad Aosta con orchestra in presenza.
Per il golfo mistico del Teatro Splendor, poi, è stata una prima assoluta perché negli undici anni di vita era stato aperto solo per la manutenzione.
A conferma di quanto in Valle si sentisse la mancanza della Lirica, le due recite (la seconda sarà alle 15 del 1° dicembre) sono andate presto sold out.
La prima è coincisa col centenario della morte di Giacomo Puccini, avvenuta per un tumore alla gola ad appena 65 anni.
Ed è stato proprio nell’ambito dell’anno pucciniano che la International Music & Arts, organizzatrice della Saison Culturelle valdostana, ha messo su una produzione della sua “Madama Butterfly” con la regia di Stefano Monti, che, dopo aver debuttato il 25 ottobre a Rho ed aver fatto tappa a Mantova, è approdata allo Splendor.
La novità ha messo in evidenza le dimensioni ridotte del golfo mistico (con alcuni percussionisti costretti a starne fuori) e la sua eccessiva profondità (oltre due metri e mezzo) che ha costretto a montare una pedana che permettesse al direttore dell’Orchestra Filarmonica Italiana Jacopo Brusa di vedere i cantanti.
«Tra orchestra, coro e solisti saranno coinvolti tra i 60 ed i 70 musicisti», aveva annunciato il trentanovenne pavese reduce da una trionfale rappresentazione di “Turandot” a Siviglia. E’, anche, il direttore artistico del Festival Illica di Castell’Arquato, dedicato a quel Luigi Illica che per Puccini scrisse i libretti di quattro celebri opere: “Manon Lescaut”, “La boheme”, “Tosca” e, appunto, “Madama Butterfly“.
«Illica aveva un grande senso teatrale.- ha spiegato Brusa- Per cui, mentre Giuseppe Giacosa sistemava i versi, Illica dava un impianto alla sceneggiatura che conferiva alle opere di Puccini un ritmo cinematografico. Anche in “Butterfly” c’è l’inserimento di momenti di sospensione che, come una fionda, lanciano le grandi emozioni musicali. E’, per esempio, così per il celebre “Coro a bocca chiusa” che sottolinea l’attesa silenziosa del ritorno di Pinkerton di Cio-Cio-San».
Inserita in una semplice scenografia dominata da grandi ventagli ed ombrellini di carta, sul palco dello Splendor si è per l’ennesima volta consumata la catastrofe sentimentale dell’infelice amore della giovanissima geisha Cio Cio-san, in inglese Madama Butterfly (il soprano Daria Masiero), per l’ufficiale della marina degli Stati Uniti Benjamin Franklin Pinkerton (il tenore Giuseppe Distefano). Il loro matrimonio, provoca l’ira dello Zio Bonzo (il basso Giacomo Pieracci) che la disereda. Ma alla passione ardente di Cio-Cio-San (“rinnegata…e felice”, canta) fa da contraltare un coinvolgimento solo epidermico dell’americano per quel “fiore dall’esotico odore” “dagli occhi pieni di malia”. Scompare, quindi, per tre anni, con la promessa di tornare “colle rose alla stagion serena, quando fa nidiata il pettirosso”. In miseria, col solo aiuto morale della cameriera Suzuki (il mezzosoprano Carlotta Vichi) ed economico del console statunitense Sharpless (il baritono Francesco La Gattuta), Cio-Cio-San resiste alle profferte del ricco Yamadori. Oltre alla speranza del ritorno di Pinkerton, a darle forza è il biondo frutto del loro amore. “Il suo nome è Dolore. Però dite al babbo, scrivendogli, che il giorno del suo ritorno Gioia, si chiamerà”. Il ritorno di Pinkerton con la nuova moglie americana, Kate,(il mezzosoprano Bronislawa Sobierajska), accellererà, invece,il suo suicidio tagliandosi la gola con il tantō col quale si era ucciso il padre, sulla cui lama sono incise le parole “con onor muore chi non può serbar vita con onore“. Scena resa ancor più emozionante dalla tecnica delle ombre cinesi proiettate su un ventaglio, usata in precedenza anche per i momenti intimi dell’amore, reale o immaginato
Il dramma ha ispirato a Puccini arie immortali come la celebre “Un bel dì vedremo” o il “Coro a bocca chiusa” che chiude il secondo atto, ma, anche, un melodioso flusso sonoro che ha avvolto e coinvolto il pubblico dello Splendor.
«La difficoltà di dirigere quest’opera- ha spiegato Brusa- è mantenere sempre viva la tensione per tutti e tre gli atti. Puccini vi ha sondato le grandi emozioni umane, dimostrando che, indipendentemente dalla latitudine e dai tempi (l’azione si svolge in Giappone all’inizio del XX secolo: n.d.r.), i sentimenti umani sono universali. Musicalmente Puccini li sonda ed amplifica grazie ad un orientalismo non fine a sé stesso».
Toccante l’interpretazione di Daria Masiero che ha restituito la complessità emotiva di Madama Butterfly. «L’interpretazione di questo ruolo è un viaggio psicologico che richiede tre soprani.- ha spiegato-Il primo atto, dove dominano l’emozione, la gioia e la speranza, ha bisogno di un soprano lirico leggero. Poi, fino alla metà del secondo atto, l’approccio diventa da soprano lirico, per terminare con un soprano drammatico». Grande e convinto il successo finale.
Interessante l’iniziativa di poter seguire il testo, oltre che proiettato sulla parte alta del palco, tramite l’applicazione Lyri disponibile cliccando il QR code presente sul programma di sala.










