Con JANE BIRKIN imparammo come anche la mente possa essere una zona erogena

Insieme a Serge Gainsbourg, ha insegnato ad una generazione di italiani come anche la mente possa essere una zona erogena. Nel 1969 Jane Birkin non ebbe, infatti, bisogno di foto né, tantomeno, di videoclip per scatenare in milioni di giovani, e non solo, vere e proprie tempeste ormonali. Le fu sufficiente duettare, ansimante, in “Je t’aime…moi non plus”, con Gainsbourg artista maudit che la canzone l’aveva scritta per Brigitte Bardot. Tanto bastò perché l’ “Osservatore Romano” bollasse il brano come “osceno e inascoltabile per i minorenni”, la Rai lo censurasse e milioni di italiani comprassero il 45 giri (37 milioni di copie vendute) irresistibilmente sedotti dall’innocente licenziosità di quella ventireenne attrice (è nata a Londra il 14 dicembre 1946) alle prime armi (aveva, però, già fatta una comparsata nuda in “Blow up” di Antonioni). Fu così che Lady Jane divenne uno dei simboli della ribellione contro l’ordine conservatore che caratterizzò quegli anni. Che non si sia trattato del momentaneo oggetto del desiderio di un irripetibile “année erotique” lo ha confermato l’intenso recital, tenuto il 7 aprile 2003 al Teatro Giacosa di Aosta, tutto incentrato sulle canzoni che Gainsbourg (morto nel 1991) aveva scritto per lei. Proprio quel “tête de chou”, mezzo russo e mezzo ebreo, che, nel corso di un tormentato rapporto, aveva messo il suo cuore «à sang et à feu», insegnandole a non “fuir le bonheur de peur qu’il ne se sauve” ed a diffidare degli “amours des feites, des faux-semblants”. Perchè «pour être à vous faut être à moi». Cioè luminosamente vera, come la Birkin è stata sul palco del Giacosa. Con il suo tipico sorriso pieno di luce, con una bellezza impreziosita dai segni di un’esistenza vissuta intensamente, con una voce ancora “très lolitienne”. E, in più, ad accompagnarla, un gruppo arabo, capitanato dal violinista Dyamel Benyelles, responsabile dei sensuali arrangiamenti che caratterizzavano il suo Cd “Arabesque”. Da brividi l’esecuzione “a cappella” de “La Javanaise”, cavallo di battaglia di Gainsbourg, che ha concluso il concerto.

Il titolo “Je t’aime, moi non plus” é un gioco di parole che nella cover in italiano é stato ripreso in modo errato con “Ti amo, io di più”. In un intervista Serge ha rivelato che  l’origine del pezzo è da ricercare in una nota battuta di Picasso e nel fatto che si sentiva troppo timido per rispondere “anch’io” ad un “ti amo”.

TI AMO, NEANCH’IO
Neanche io  / oh amore mio
come l’onda irresoluta
vado vado e vengo    /  tra i tuoi reni
e mi trattengo, ti amo ti amo   / oh si, ti amo
neanche io    /  oh amore mio
tu sei l’onda, io l’isola nuda
tu vai e vieni    /   tra i miei fianchi
tu vai e vieni    /   tra i miei fianchi
ed io  /  ti raggiungo, ti amo ti amo
neanche io    /  oh amore mio
come l’onda irresoluta
io vado vado e vengo    /  tra i tuoi fianchi
ed io mi trattengo
tu vai e vieni   /  tra i miei fianchi
tu vai e vieni     /  tra i miei fianchi
ed io    /    ti raggiungo, ti amo ti amo
oh si, ti amo    /   io non più
oh amore mio
l’amore fisico è senza uscita
vado e vengo    /   tra i tuoi fianchi
vado e vengo     /  e mi trattengo
no ! ora    /  Vieni !

Rispondi