ROKIA TRAORE’, ambasciatrice dell’Africa ad Aosta

Rokia ok DSCF0047.jpgVeniamo da un continente in cui ci esprimiamo, ci capiamo e trasmettiamo il sapere attraverso l’arte. Lunga vita alla musica!” In uno degli ultimi post pubblicati su Instagram la cantante maliana Rokia Traoré ha così sintetizzato l’importanza che la musica ha in Africa e nella sua vita. La frase fa da didascalia ad un video della band con la quale il 14 marzo si è esibita al Teatro Splendor di Aosta per la Saison Culturelle.Rokia ok DSCF0056.jpgCon lei, voce e chitarra, c’erano Mamadyba Camara (kora), Mamah Diabaté (n’goni), Habib Sangaré (bolon), Adama Koné (chitarra), Aliou Coulibaly (calebasse) ed un coro formato da Michèle Kaniba Traoré, Fatim Kouyaté, Dassoun Diabaté, Kadidiatou Sangaré, Virginie Dembélé e Aliou Kouyaté. Tra loro, sul palco dello Splendor, si è sentita, come da vent’anni capita in giro per il mondo, a casa.

A casa” è, infatti, il significato in lingua bambara diNé So”, il titolo del suo ultimo album realizzato coi contributi di John Parish (già produttore di PJ Harvey), Damon Albarn (il leader dei Blur), John Paul Jones (bassista dei Led Zeppelin) e il songwriter americano Devendra Banhart. Tutti ammaliati dal mix di musica tradizionale maliana, rock e blues messo a punto dalla quarantaquattrenne cantante, che allo n’goni (un liuto africano) ed al balafon (xilofono costruito con assi di legno e zucche) preferisce adesso la chitarra. Anche il modo di scrivere i testi è diventato più diretto e rock, conservando il forte impegno sociale che da sempre la vede attiva sul fronte della solidarietà e dell’impegno civile. Ha, infatti, creato la Fondation Passerelle per sviluppare l’industria musicale in Mali e offrire opportunità concrete a giovani talenti africani ed è l’ambasciatrice dell’UNCHR, Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati. «L’artista rappresenta la società, – ha affermatoe con le canzoni,i film e gli spettacoli teatrali può veicolare dei contenuti sociali, facendo riflettere su questo o quel tema e stimolando un dibattito». Rokia DSCF0068.jpgFiglia di un diplomatico, fin da giovane Rokia ha avuto modo di viaggiare in Europa, sviluppando un carattere volitivo che ha fatto sì che, sulle orme del connazionale Ali Farka Touré, il griot con cui ha collaborato nel 1997, abbia intrapreso la carriera musicale, nascondendolo al padre perché sconveniente per una della sua casta sociale. Lo stesso carattere determinato che l’ha portata a tornare a vivere da qualche anno in Mali. «Sentivo che c’era bisogno di me. Avrei potuto restare in Europa, sarei stata più tranquilla, sia per me che per i miei figli. Ma, nonostante le difficoltà che devo superare ogni giorno, lottare nella mia terra, e non da lontano, mi regala delle soddisfazioni enormi. C’è tanto da fare e il mio esempio può essere utile. Mi interessa, in particolare, lavorare al tema della scolarizzazione, che è complicato dalla presenza di tanti idiomi, oltre alla lingua Bambara ed al francese.»Rokia DSCF0043.jpgRokia DSCF0009.jpg

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